Come smettere di rimandare e cominciare a scrivere un libro.

Rimandare può essere estremamente facile. Ti dirò di più, può essere gratificante, al punto che alcune persone si affezionano, inconsciamente, a questo concetto. Ne diventano succubi.

E cosa succede?

Succede che si perde parecchio tempo, dedicandolo a delle cose inutili, nella migliore delle ipotesi, dannose nella peggiore.

Ho 28 anni e posso dire di avere dei grandi sogni da quando ho memoria. Sono cresciuto con l’idea che avrei fatto grandi cose, un giorno.

Quel giorno non è ancora arrivato, ma sono convinto che il motivo non risieda nel mio valore. Immagino i miei sogni rinchiusi nell’ala più recondita di un castello maestoso, protetti da un guardiano malefico. Una chimera, chiamata procrastinazione.

Procrastinare è uno sport che ho praticato a lungo, cullandomi nello sciocco pensiero del “c’è tempo”. E così, mentre il tempo scorreva, i miei sogni rimanevano a distanza, come una carota appesa ad un bastone per spronare un ciucco a camminare, illudendolo che prima o poi riuscirà a raggiungerla.

Da piccolo ero affascinato dal concetto di eterno. Figlio unico, di genitori separati da quando avevo soli 3 anni, ho dovuto riempire le mie giornate come potevo. All’epoca, i primi anni 90, non eravamo invasi da contenuti multimediali veloci, di facile accesso. E sono molto felice di questo. Infatti, scoprii presto che non v’era cosa più meravigliosa che perdersi, lasciandosi trascinare, nei mondi che altri avevano creato per me. Leggevo libri a valanga, di qualunque genere. Avventura, fantasy, gialli, horror, fantascienza, grandi classici e non. Qualunque cosa, purché fosse stampata su carta, meritava la mia attenzione. Ero talmente attratto da quel meraviglioso mondo, fatto di carta e inchiostro, che il mio primo grande desiderio fu quello di emulare i miei eroi. E non parlo degli eroi le cui gesta mi tenevano incollato, pagina dopo pagina, nella spasmodica attesa di arrivare alla fine delle storie. Mi riferisco agli eroi che quelle storie, le scrivevano.

La vita umana è breve, ma io vorrei vivere per sempre.

Questa frase fu partorita dalla mente di Yukio Mishima, una dei più grandi esponenti letterari che il Sol Levante ha donato al mondo intero. La scrisse poco prima di un suicidio rituale, come atto di protesta politica.

Questa frase mi è entrata dentro, non trovando più via d’uscita.

Questa esatta sequenza di parole rappresenta, per me, il meraviglioso grido di battaglia che sprona uno scrittore, un aspirante tale, o qualsiasi altro tipo di artista, a compiere la sua opera.

Per questo ho preso coraggio, ho lasciato cadere, come fossero una corazza pesante, i demoni dell’insicurezza, e ho deciso di cominciare a scrivere qualcosa che fosse più che un mucchio di parole, magari ben sonanti, ma prive di scopo. E conoscendo la difficoltà che ho nel portare a termine le cose, la mia feroce autocritica e la paura di testare, a fondo, le mie reali capacità, ho deciso di creare questo blog. Perché possa raccontare il mio viaggio. Perché possa essere il luogo di ritrovo e scambio per altri scrittori, già in viaggio o pronti ad abbandonare la sicurezza del mondo ordinario. Per poi, magari, giungere insieme alla meta, attraverso un confronto creativo, un supporto morale. Perché sono sicuro che, da qualche parte, c’è qualcuno che si trova, o si è trovato, nella mia stessa identica condizione. E allora mi armo di coraggio, di inchiostro (digitale) e di forza di volontà e parto.

Come ogni viaggio che si rispetti, bisogna partire dal mondo ordinario. Il mio è composto da un lavoro in un’agenzia creativa che fondato poco più di tre anni fa, in cui mi occupo della gestione dei progetti, della direzione creativa e della parte relativa ai video, essendo un filmmaker. Questo mi occupa gran parte del mio tempo. Ed è per questo che procrastinare mi è sempre stato facile. Lavorare 10 ore al giorno ti mette nella posizione di sentirti a tuo agio con il pensiero di riposarti. Ma se vuoi raggiungere un risultato che vada al di là della tua attuale professione, se vuoi cambiare le cose, non puoi sedere sugli allori. Il poco tempo a disposizione è una dolce bugia che ci raccontiamo tutti i giorni per sottrarci ai nostri doveri e soprattutto ai nostri sogni.

Da quando ho letto “The power of habit” di Charles Duhigg, ho scoperto quanto sia fondamentale riuscire a comprendere le nostre abitudini, così da poterle manipolare. Qualunque risultato tu voglia raggiungere, la chiave per il successo risiede nella tua giornata. La tua routine è un coltello formidabile. Sta a te smettere di afferrarlo per la lama e cominciare ad impugnarlo come si deve.

Per questo ti svelo un segreto che ho scoperto solo di recente.

Per scrivere un libro, bisogna…SCRIVERE.

Lo so, starai pensando che io sia pazzo. Ma rileggi bene la mia frase e cerca di meditare su quanto tempo hai passato ad immaginare di scrivere e quanto ne hai impiegato per scrivere sul serio. Non tanto, vero?

Il primo passo è cominciare a scrivere qualcosa, sempre. Non importa se un diario, una frase, un articolo di un blog o una pagina di un libro. Scrivi tutti i giorni. Fai in modo che la scrittura entri a far parte della tua quotidianità, che tu ne abbia bisogno prima di riuscire a prendere sonno la sera, magari. In uno dei prossimi post ti spiegherò come fare, ma sappi che questa è la base da cui partire.

Se vuoi diventare uno scrittore, devi scrivere.

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